Quest’anno il Greco è stato escluso come materia obbligatoria all’esame di maturità del liceo classico. Ai miei tempi era materia assolutamente obbligatoria e terrore da sempre di tutti gli studenti, soprattutto per gli zucconi come me, non ho mai preso più di ‘3’ in Greco. E a tutt’oggi non riesco a servirmi di quella lingua arcaica, a differenza del Latino, quello di Tacito non di Cicerone, più icastico ed ellittico che in tre parole riassume quella che comporterebbe una lunga spiegazione (“Si vis pacem, para bellum”, caro Marco).
Certo, il Greco esiste ancora come lingua viva. Dove? In Grecia. Ma l’Atene di oggi non ha nulla a che vedere con l’Atene di un tempo. Oggi il Partenone sembra essere lì per caso, come la torre di Pisa a Pisa, a differenza di Roma che è riuscita a inglobare tutti gli stili da quello della Roma classica fino a quella umbertina. A Roma manca solo il periodo medievale perché fu praticamente distrutta e ridotta a 13 mila abitanti dai Lanzichenecchi. Bei tempi, porco cane. Ma Roma è riuscita a restare, per disgrazia nostra e di tutta l’Italia, la “Città Eterna”.
La cultura greca, non la lingua, che mi resta assolutamente ostica, l’ho recuperata attraverso la lettura dei suoi grandi filosofi, Eraclito in primis (dopo il quale si sarebbe anche potuto smettere di far filosofia, come dopo la Nona di Beethoven si sarebbe potuto smettere di far musica, perché in Eraclito c’è già tutto) e attraverso i presocratici, Parmenide e Democrito, non Platone, molto inviso a Nietzsche, che era stato un filologo classico perché introduce la razionalità al posto dell’istinto, che è uno dei grandi problemi della società occidentale contemporanea. Gli indigeni delle Isole Andamane si sono salvati dal terremoto e maremoto del 2009 non perché hanno seguito la razionalità della Tecnica, ma per il loro istinto.
E poi c’è la grande Tragedia greca, quindi Eschilo, Euripide, Sofocle, che ci dice tutto sui rapporti personali, soprattutto familiari e in particolare, per usare un termine moderno, che la famiglia è “iatrogena”, cioè è nella famiglia stessa che ci si ammala (il grande errore di Basaglia, ma di questo abbiamo già parlato). Ne è un clamoroso esempio la serie infinita di femminicidi che è sotto agli occhi di tutti.
Dai milioni di file del caso Epstein, con raccapriccianti immagini di pedofilia, abusi di gruppo, addirittura cannibalismo, viene fuori quello che ha intuito Francesco Guccini e cioè che non tutto il nostro disagio deriva dal capitalismo ma anche dal fatto che “… anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo” (Don Chisciotte, 2000). Ma sempre in peggio, con una deriva che sembra irreversibile. Non confonderei il cannibalismo africano con quello del giro di Epstein, perché il cannibalismo africano era rituale e in Epstein e soci non vedo nulla di rituale, se non la brama di far del male nel modo più sanguinoso, fisico e psicologico possibile.
Dalla cultura greca possiamo trarre insegnamenti anche in campo politico, seppur sempre legato alla psicologia umana. I Greci ritenevano che l’hybris dell’uomo, cioè il suo delirio di onnipotenza, avrebbe provocato, per dirla nei loro termini, la “phthonos theòn”, cioè l’invidia degli Dei e l’inevitabile punizione del colpevole (è il mito di Prometeo e di altri miti analoghi che giocano tutti in definitiva sul fatto che il Progresso, la Tecnica, ci porteranno al fosso).
Ma per restare all’attualità questo riguarda, tra gli altri, anche Donald Trump con la sua folle bramosia di occupare il mondo intero.
Ma c’è anche un altro insegnamento, questa volta storico più che politico. Ed è questo: quando Atene diventò la più importante città della Grecia (solo Sparta le si opponeva con i propri costumi, appunto ‘spartani’) volle imporre non solo la propria forza ma anche la propria ideologia, diciamo pure una democrazia, sia pur incompleta, a tutti i popoli dell’Attica. Ed è proprio da questo momento che Atene, e quindi con lei l’intera Grecia, persero il loro primato, ridiventando protagoniste solo per un’Olimpiade nel 2004 che la rase economicamente al suolo. Un memento, anche questo, per gli sciagurati organizzatori delle Olimpiadi Milano Cortina che hanno provocato imponenti svantaggi per i milanesi, paralizzando in pratica una città senza alcun vantaggio per i suoi abitanti e nemmeno per i lavoratori ‘volontari’, sottoposti ad un regime di “caporalato”.
Massimo Fini
fonte:
https://www.massimofini.it/articoli-recenti/2540-cancellare-il-greco-e-un-sacrilegio