C’è una ragione precisa per il l’ultimo can can narrativo occidentale sull’Ucraina: i droni russi che si sarebbero schiantati in Polonia, i caccia inviati da Macron, l’impressione che tutto stia precipitando verso la guerra: il fatto è che i sussi hanno cominciato a colpire molto duramente i punti di afflusso di uomin, sottoforma di mercenari, e armi: nei giorni scorsi sono stati distrutte due basi Nato e due interi convogli carichi di armi. Insomma viene aggredito e colpito il cuore dell’operazione ucraina: il blocco dei rifornimenti o comunque un forte rallentamento di essi significa il il collasso del regime di Kiev che ancora resiste nelle ultime piazzeforti create a partire dal 2014. Il problema è che tutto questo apparato di rifornimento si trova nell’Ucraina occidentale, a ridosso dei confini polacchi e romeni e dunque bisogna operare in maniera chirurgica: l’allarme e la finta indignazione per i droni, per la casa distrutta in Polonia prima di scoprire che era stato un caccia polacco a provocare il danno e l’altrettanto fasulla reazione a servono semplicemente a rendere più difficile e dunque più lenta l’opera di smantellamento della logistica ucro Nato che i russi stanno perseguendo. Ne abbiamo un chiaro esempio con l’invio di caccia che servono pochissimo contro missili e droni e che in ogni caso non potrebbero intervenire direttamente, pena l’esplosione di un conflitto generalizzato: servono semplicemente a complicare la vita dei russi con la loro semplice presenza, visto che dovranno evitare di colpirli, cosa non sempre facile in presenza di disturbi elettronici.
Insomma un atto disperato per mantenere in piedi la favole che gli alti comandi Nato tentano ancora di spacciare come verità: ovvero la vittoriosa resistenza dell’Ucraina contro una Russia ridotta al lumicino. La bugia del primo giorno incredibilmente si perpetua da tre anni ormai senza alcun cambiamento. È fin troppo palese che specie tra gli alti comandi americani la sconfitta non soltanto pesa come un macigno, ma è di per sé impensabile dunque impossibile da ammettere e da reificare. Tanto che il Pentagono non potendo negare l’assenza di missili ipersonici nei suoi arsenali, ovvero dell’ama regina di questo secolo, dice che però stanno recuperando terreno e che nuove armi verranno presto alla luce. Per chi ha una qualche confidenza con la storia militare, sa bene che questi discorsi precedono la sconfitta. Tutto questo è in un certo senso l’illustrazione più incisiva e in qualche modo sorprendente del declino degli Usa e dele sue disgraziate colonie, come attore unico sulla scena mondiale. Mentre le truppe russe avanzano lungo tutta la linea del fronte, la squadra di Trump interamente formata da persone di terzo piano, non trova di meglio che raccontarsi le favole, mentre invocano il sacrificio totale degli ucraini. E così fa pure l’Europa che rassomiglia sempre di più alla casa polacca scoperchiata che ho messo come immagine del post.
Del resto se in Ucraina la via d’uscita è un racconto seriale di bugie e di azioni per metterci una pezza, in Medio Oriente abbiamo una inedita e inimmaginabile adesione a un genocidio che solo pallidamente viene riscattata dalla flottilla per Gaza, la quale, ad onta delle buone intenzioni umanitarie e anche del coraggio dei partecipanti, non è altro che una sorta di alibi morale per gli occidentali che hanno attivamente collaborato alla strage. Anche chi è stato zitto per due anni adeso inneggia alla flottiglia come se questa cosa cancellasse ogni colpa. La verità, come ho già avuto modo di scrivere, è che l’Occidente viene ormai pervaso da un osceno culto della morte, quasi che il suo declino possa essere riscattato dal sangue di immensi sacrifici umani. E lo si è visto chiaramente nella vicenda Kirk quando l’unica analisi politica è stata: hanno fatto bene a ucciderlo. La disintegrazione sia degli Usa che dell’Europa si avvicina a grandi passi e insegnerà agli oligarchi non ci sono scorciatoie della storia.
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