mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Amministrative a Rionero: analisi e considerazioni post voto

di Redazione

Innanzitutto una breve premessa. Una analisi veloce e introduttiva del voto locale, non può prescindere da una più approfondita valutazione di tipo storico-culturale rispetto a quanto è accaduto da noi, essenzialmente a partire dal sisma dell’80, e, poi, in particolare, da due decenni circa a questa parte. In breve, tale approfondimento preliminare del voto, potrebbe risolversi riducendo la questione alla frantumazione del partito denominato PD (almeno in tre entità) mentre, due sono le entità relative alla frammentazione del centro destra. Tutto ciò, ha determinato la vittoria di una lista di sinistra (denominazione forse impropria) che annovera in sé, il m5s, qualcosa del PD, e per il resto, piccole formazioni di sinistra. Da sottolineare che tutte le liste erano civiche, anche con candidati della società civile. Una vittoria, è necessario dirlo, piena di incognite, se si pensa alla pesante eredità di problematiche, che le amministrazioni precedenti lasciano (le ultime 3 in particolare, tutte della stessa area politica di quella vincente). Detto questo, tentiamo di avviare quell’approfondimento di tipo storico-culturale e politico di cui innanzi, dicendo altresì, preliminarmente, che l’errore più grande che si possa commettere, è quello di politicizzare le amministrative: le città hanno bisogno di azioni concrete, di persone capaci, e di programmare le attività più importanti, al di là degli schieramenti. La nostra città, fino alla seconda metà degli anni ’70, è stata amministrata essenzialmente dalla ex DC, che, con tutte le contraddizioni, aveva non solo amministrato bene, ma, lo aveva fatto con quel minimo di senso del bene collettivo e di lungimiranza, che, a partire dal sisma del’80 verranno a mancare, travolti da quegli interessi economici, legati al grande flusso di denaro relativo alla ricostruzione. Ed è proprio da quel sisma (un po’ prima, a dire il vero) che la cosiddetta “sinistra” inizia il suo cammino amministrativo (con qualche piccola interruzione di altro colore politico). Un cammino caratterizzato principalmente dalla gestione di quel flusso, senza aver quasi mai né agito, né programmato alcunché a medio-lungo termine. Pochissimo senso del bene comune, a dispetto delle idee proprie della sinistra. Ma, quasi esclusivamente, quel cammino, contraddistinto dall’uso della cosa pubblica e di quel flusso finanziario post sisma (per essere corretti, con complicità consociative da parte di tutte le altre forze politiche). Le conseguenze di tale agire, hanno, poi, determinato negli anni problematiche di carattere socio-culturale, unite alle conseguenze relative alle dinamiche e alle difficoltà economiche esistenti al sud. Tale agire, si è acuito, essenzialmente, a partire da circa due decenni fa, con danni rilevanti non solo alla città, ma, fondamentalmente all’Ente Comune, lasciato a sé stesso, in alcuni settori, a caos ed inerzia. Sarebbe troppo lungo entrare nel merito delle questioni, difatti le azioni che dimostrerebbero la mancanza di senso del bene collettivo di quelle “Amministrazioni” sarebbero innumerevoli (tantissime, magari da trattare a parte). In special modo l’ultima Amministrazione, che è davvero un azzardo definire tale, caratterizzata essenzialmente da immobilismo, mancanza totale di dialogo con la cittadinanza, nonché di un minimo di azioni relative alla programmazione (amministrare, significa sostanzialmente programmare: in assenza di ciò, un’amministrazione non può essere definita tale). Tutto ciò, da ascrivere solo come atto dovuto. A un certo punto, credo che un’analisi sia giusto che venga avviata, semplicemente per tentare di stabilire le cause di quanto è avvenuto, poiché solo facendo i conti col proprio passato, si può costruire il futuro. Magari, qualcuno potrebbe dimostrare il contrario di quanto detto: “Io so. Ma non ho le prove”; in questo caso, invece, credo che, “sappiamo tutti, e, tutti, abbiamo le prove”.

Detto ciò, tanto per ritornare all’odierno risultato elettorale, credo sia giusto che l’area politica (è solo un dato di fatto, anche se un po’ allargata) che ha determinato negli anni, con quel consociativismo (non si dimentichi) tutte le problematiche locali (nessun giudizio personale, sia ben chiaro, solo analisi di tipo politico) si assuma la responsabilità di tentare (si spera davvero) di invertire la rotta, quella rotta deviata a partire dagli anni ’80. È semplicemente giusto. Ogni augurio al neo Sindaco (persona sicuramente di spessore) vista la situazione che eredita, ne ha davvero bisogno. Sperando che l’opposizione, finalmente, dimostri di essere davvero tale, e, che vi sia un risveglio civico (non si può delegare, e poi lamentarsi).

D’altronde, con un po’ di impegno collettivo, (superando la stupida politicizzazione di cui prima) la nostra città, grazie ai suoi trascorsi storici (in particolare, se si pensa al periodo che va dall’800 fino alla prima metà del ‘900: il riferimento è al Brigantaggio post-unitario, e alla “Questione meridionale” di Giustino Fortunato, vicende di rilevanza nazionale, legate tra di loro in maniera indissolubile) nonché a situazioni geografico-ambientali particolarmente favorevoli (Monticchio, acque minerali, ecc) potrebbe essere riportata al centro del territorio e della Regione, così come è stata, peraltro, negli anni ’60 e ’70 del ‘900, sia a livello commerciale, che culturale, utilizzando le ingenti risorse ambientali esistenti per creare lavoro, e non solo aspettando finanziamenti comunitari post pandemia.

Un’ultima considerazione prima di concludere: è certo che l’agire in merito alla formazione delle liste (tutte, o quasi) e poi all’amministrare, sia lo stesso in qualsiasi città d’Italia. Merito, e competenze? Parole con poco significato, in genere. L’identikit del candidato ideale? Non un candidato qualsiasi, almeno al principio, ma un candidato che abbia un bacino di voti accettabile, e per questioni familiari e per conoscenze.

I programmi, poi, sempre con le dovute eccezioni, sono solo da corollario, un piccolo dettaglio, degli intendimenti.

In conclusione, è contro questa cultura del “non senso del bene comune” che bisognerebbe avviare un percorso di cambiamento, prima di fare promesse.Uno Stato ideale (ed anche una città ideale) ha bisogno di cittadini ideali”.

1 commento

  1. Buona sera
    Io non vivendo a Rionero da 53 anni , sono il meno titolato a dare risposte su chi dare la colpa del degrado che si è venuto a creare .Ora concentriamoci tutti su quello che farà la nuova amministrazione e cerchiamo il più possibile di collaborare tutti per far si che il bene primario siano gli interessi di tutta la cittadinanza . Viva Rionero e viva i Rioneresi

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