Ci sono vicende che si leggono in un attimo e si dimenticano subito. E poi ce ne sono altre che restano davanti agli occhi, risuonano nelle case, si sentono addosso. La storia dei lavoratori AIAS Potenza appartiene a questa seconda categoria. Perché qui il punto centrale va oltre un ritardo contabile. Qui prende forma una crepa che attraversa famiglie, territori, servizi, fiducia.
A marzo il quadro resta pesante. La mensilità di gennaio ha trovato sbocco soltanto nei primi giorni del mese. Quella di febbraio, invece, resta ancora ferma. Dentro questo spazio sospeso vivono 170 lavoratrici e lavoratori che ogni giorno continuano a garantire assistenza, continuità, presenza, relazione. Vivono famiglie che fanno i conti con rate, bollette, carburante, spese scolastiche, farmaci, impegni che arrivano con puntualità assoluta. Vivono persone che attendono risposte limpide e trovano ancora silenzio, rinvii, passaggi incompleti.
Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale della FIALS di Potenza, porta il cuore della vicenda dentro parole chiare: “Quando lo stipendio resta fermo, nelle case entra un rumore sordo che copre tutto il resto. Si incrina la serenità, si spezza il ritmo della vita quotidiana, si appesantisce il lavoro di chi ogni giorno continua a garantire un servizio delicatissimo”.
AIAS Potenza segue percorsi riabilitativi, accompagna persone con disabilità, sostiene bambini, ragazzi, famiglie nel Potentino e nella provincia di Matera. Per questo la vertenza salariale supera il recinto del rapporto di lavoro e diventa immediatamente una questione pubblica, civile, sociale. Da una parte ci sono lavoratori che sostengono persone fragili, tengono vivo un presidio umano e sanitario di grande rilievo. Dall’altra una retribuzione che scivola in avanti, mese dopo mese. L’immagine è nitida: il servizio cammina, il salario inciampa.
A rendere il quadro ancora più amaro c’è lo scarto tra gli impegni assunti al tavolo prefettizio e una realtà che non è cambiata. Quelle parole avevano acceso una luce, avevano lasciato intravedere una via d’uscita. Oggi quella promessa resta opaca davanti alla realtà di febbraio ancora fermo. E questo scarto tra parole pronunciate nelle sedi ufficiali e risultati concreti alimenta amarezza, tensione, sfiducia. Perché una comunità misura la qualità delle istituzioni esattamente nei momenti in cui servono rapidità, precisione, responsabilità.
“Chi si prende cura delle fragilità della Basilicata merita stipendi certi, tempi certi, rispetto vero”, afferma Costanzo. “Il lavoro di cura regge il servizio ogni giorno. Adesso le istituzioni reggano fino in fondo gli impegni assunti”.
Sullo sfondo restano aperti gli arretrati contrattuali dal 2022, una ferita economica che si trascina e continua a gravare. I lavoratori si trovano stretti in una doppia pressione: le mensilità che slittano e le spettanze pregresse ancora inevase. È una compressione che logora, che consuma fiducia. Eppure il servizio continua a fluire grazie alla professionalità e alla costanza degli operatori.
“Adesso serve una svolta leggibile da tutti”, insiste Costanzo. “Serve il pagamento della mensilità di febbraio, un percorso chiaro sulle spettanze, una direzione limpida sugli arretrati contrattuali. Ai lavoratori occorre restituire ossigeno, dignità, stabilità. Ai cittadini occorre restituire fiducia”.
Ogni territorio si riconosce da come tratta chi tiene in piedi i servizi essenziali. Ogni istituzione si giudica da come agisce quando il tempo delle parole chiede un passo ulteriore. Ogni comunità sente il valore di chi assiste la fragilità, accompagna la riabilitazione, rende possibile la continuità della cura.
La Basilicata guarda. Le famiglie ascoltano. I lavoratori portano questo peso ogni giorno. Adesso tocca alle istituzioni e ai soggetti coinvolti dare una risposta all’altezza.
Giuseppe Costanzo — Segretario Provinciale FIALS Potenza